Conoscete qualcuno che soffre di persistente mal di testa, artrite, stanchezza, insonnia, malattie cardiache, caduta di capelli senza un apparente causa, depressione e ricorrenti stati d’ ansia, irritazioni e infezione croniche (anche della pelle), atteggiamento disinteressato, disturbi dell’ apprendimento o sintomi premestruali?
Questi possono essere sintomi provocati da una carenza, o da un eccesso oppure da “non-biodisponibilità” del rame. E’ una condizione di squilibrio nutrizionale molto comune, sebbene spesso non sia riconosciuto, in parte perchè non è sempre facile da individuare.
Il rame è un minerale traccia essenziale sia per la salute fisica che psichica dell’ essere umano, e un’ eccessiva presenza può essere molto pericolosa. Nonostante siano state eseguite numerose ricerche scientifiche, la sua importanza per la salute è ancora largamente sottostimata. Il seguente articolo è un’ introduzione al vasto campo di ricerca riguardante lo squilibrio del rame, che da molti tempo è profondamente indagato dall’ equipe del Dr. Paul C. Eck, uno delle massime autorità americane al riguardo.
La presenza del rame nel corpo umano è determinante per la produzione di energia cellulare, ma è pure indispensabile per la conduzione dei segnali nervosi, la formazione dei tessuti connettivi, l’ attività dell’ apparato cardiovascolare e del sistema immunitario. Il rame è strettamente correlato al metabolismo degli estrogeni (ormoni), ed è indispensabile per la fertilità della donna e per il proseguimento della gravidanza. Il rame stimola la produzione di una parte dei neurotrasmettitori come l’ adrenalina, la noradrenalina e la dopamina, ma è anche richiesto per la produzione di un enzima, la monoaminossidasi, indispensabile per la produzione della serotonina, che da più parti è stato derfinita il neurotrasmettitore del benessere.
Per chiunque è possibile ritrovarsi intossicato dal rame, oppure in uno stato di carenza, o nella condizione definita di “non biodisponibilità”, intendendo che anche se il rame è dentro di noi, non possiamo utilizzarlo. Quando non è biodisponibile, il soggetto può presentare sintomi sia da carenza che da intossicazione. Questo succede perchè il rame è presente in eccesso in alcuni organi e tessuti del corpo, ma non è disponibile in altre aree vitali.
Ai nostri giorni, molti bambini nascono con un eccesso di rame. Il metallo è “travasato” dalle madri ai loro figli attraverso la placenta. Qualsiasi tipo di stress contribuisce a creare uno squilibrio del rame, perchè è in grado di ridurre l’ attività delle ghiandole surrenali e di abbassare il livello dello zinco. E’ interessante notare che ogni qualvolta diminuisce la presenza di quest’ultimo metallo, il rame tende ad accumularsi.
La riduzione della presenza di zinco nei terreni agricoli e il contemporaneo aumento dell’ uso di antiparassitari contenenti rame (es. il solfato di rame nei vigneti), il consumo di farine raffinate dalle quali è stato rimosso e la tendenza verso una dieta vegetariana, sono fattori che possono favorire l’ eccesso del rame. Infatti, la fonte più importante di zinco è la carne, mentre il rame è maggiormente presente nelle proteine vegetali come i legumi (soia, fagioli, lenticchie, ecc,), i semi, le noci, i cereali integrali ed il cacao. In molte abitazioni i tubi dell’ impianto idrico sono fatti di questo metallo, con la reale possibilità che la sua concentrazione nell’ acqua aumenti, così come può avvenire cuocendo i cibi in pentolame di rame, con l’ uso della “spirale” e della “pillola” per la contraccezzione. Anche le carenze di manganese, ferro, vitamine del gruppo B e della vitamina C possono provocare un’ accumulo di rame.
I metalli vengono trasportati nel sangue da specifiche proteine dette metallotionine. Come l’ emoglobina lo è per il ferro, così la ceruloplasmina è il più importante “trasportatore” del rame. Sono gli ormoni delle ghiandole surrenali che fanno produrre al fegato questa proteina, e un fegato “pigro” o surrenali deboli possono provocare il depositarsi del rame nei tessuti (principalmente nel fegato, cervello e organi femminili).
Le donne tendono ad avere livelli di rame più elevati degli uomini, il che comporta soffrire di un maggior numero di sintomi iprovocati da uno squilibrio di questo metallo. Questi comprendono infezioni fungine (candida), emicrania e cefalea, acne in età adulta, numerosi sintomi mestruali e depressione. Le donne intossicate da rame sono spesso “dominate” dagli estrogeni, e possono ottenere benefici da una terapia a base di progesterone che ne controbilancia l’ eccesso. Da notare che alcuni pesticidi imitano l’ effetto degli estrogeni naturali contribuendo ulteriormente allo squilibrio.
Gli uomini, al contrario, dovrebbero essere “zinco dominati”. Lo zinco, elemento mascolino, controbilancia il rame e risulta essenziale per l’ attività riproduttiva dei maschi.
Oggi, comunque, molti uomini presentano sintomi d’ intossicazione da rame che includono depressione, stati d’ ansia e cambimanti rapidi dell’ umore. Infine, sono iniziate ricerche scientifiche per comprendere il ruolo del rame nell’ angiogenesi tumorale, cioè la capacità di creare nuovi vasi sanguigni da parte delle cellule cancerose, condizione che permette loro di ricevere grandi quantità di sangue per poter moltiplicarsi.
Dr. Silvio Colussi MD-TM
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lunedì 25 gennaio 2016
sabato 23 gennaio 2016
Il mercurio: un'emergenza ambientale e sociale
I composti inorganici di Mercurio gettati nelle acque o diffusi nell’ aria, arrivano facilmente all’ uomo. Il Mercurio è da sempre importante in farmacologia ed entra nella formulazione di diuretici, antibatterici, antisettici, unguenti, deodoranti, ecc. Ma è in agricoltura (insetticidi e ratticidi) e nell’ industria che il suo impiego è sempre più esteso portando spesso a frequenti intossicazioni, spesso non riconosciute, di persone ed animali. Altre fonti importanti per l’ assunzione sono i vaccini, i funghi, il pesce, il fumo di sigaretta, di legna e di carbone, le amalgame dentali (circa il 50% della loro composizione è Mercurio), gli algicidi usati nelle piscine, le cere per pavimenti, gli ammorbidenti e la candeggina (usato nella sua produzione).
Dr. Silvio Colussi MD-TM
Un grammo di Mercurio contiene 3.002.861.273.119.993.170.828 atomi.
Un solo grammo di Mercurio è in grado di inquinare irreparabilmente 20.000 Kg di alimenti (normativa CEE) o un lago largo 300 metri in misura da non renderlo più pescabile a norma di legge (129, 495).
Si tratta del più tossico fra gli elementi conosciuti .
Il Mercurio si deposita principalmente nel cervello (cervelletto, zona sottocorticale ed area audio-visiva), fluido spinale, cuore (danni valvolari), fegato, reni, pancreas.
Quadri clinici che suggeriscono accumulo di MERCURIO
Attacchi cardiaci ° Danni cerebrali ° Iperattività infantile ° Modificazioni del comportamento ° Irritabilità e cambiamenti frequenti dell’ umore ° Parkinson ° Perdita della capacità di parlare ° Tremori e tics Autismo ° Insonnia ° Mal di testa ° Perdita di memoria, della vista e dell’ udito ° incoordinazione muscolare ° Affaticamento (per danni alle surreni, tiroide, ipofisi, pancreas) ° Allucinazioni ° Psicosi e schizofrenia ° Atassia Stomatite ° Diabete mellito tipo II ° Oscillazione dei denti ° Aborto Gusto metallico in bocca ° Ipersalivazione ° Leucemia ° Dolori agli arti Dolore lombare-renale ° Disfunzioni del Sistema Immunitario ° Anemia Nefropatia con proteinuria ° Asma ° Allergie cutanee, prurito, esantemi Disturbi vasomotori (vampate, sudorazioni, ecc.) ° Ipertensione
Dr. Silvio Colussi MD-TM
mercoledì 20 gennaio 2016
Alluminio: usi e abusi
In questo periodo storico che ci pone l’ enorme problema dello smaltimento dei rifiuti, uno dei fattori più misconosciuti della vita quotidiana è proprio l’ incidenza che può avere la presenza di vari metalli in quello che mangiamo e beviamo. L’ alluminio è uno dei metalli di più recente introduzione nel contesto quotidiano. Sembra che in media ognuno di noi ingerisca senza saperlo almeno 20 milligrammi di alluminio al giorno. Possiamo assumerlo attraverso il cibo, l’ aria, l’ acqua ma anche attraverso la pelle, Oggi siamo circondati da tale metallo, che è entrato in modo prepotente nell’ uso industriale dopo la prima guerra mondiale, quando le fabbriche di materiale bellico di alluminio cominciarono a ristrutturare la loro produzione, sfornando utensili di alluminio che hanno invaso le cucine di gran parte dei paesi cosiddetti avanzati. Quanto alluminio può tollerare l’ organismo umano e preso sotto che forma? Il numero di studi condotti sugli effetti di questo metallo sulla salute umana è davvero incredibile, sia in Europa e in Italia (Prof. Zatta del C.N.R. – Alluminio e neurodegenerazione – Prima Conferenza Internazionale - Settembre 2000) che nel Nordamerica dove la possibile associazione alluminio-morbo di Alzheimer (decine di migliaia di casi in Italia) o altre forme di demenza senile, ma anche alterazioni del comportamento, osteoporosi, cancro e anemia sta prendendo sempre più consistenza. Un test per valutare l’ accumulo nei tessuti umani dell’ alluminio, che si sta sempre più imponendo tra la comunità scientifica più avvertita, è il Mineralogramma (in inglese Tissue Mineral Analysis o TMA).
L’ alluminio dovrebbe cominciare a preoccuparci perchè l’ utilizzo quotidiano senza alcun criterio di utensili (pentole e contenitori tipo vaschetta, lattine per bibite acide, moka per la preparazione del caffè, rotoli di alluminio per cucina, acqua potabile, farmaci, vaccini, deodoranti, cosmetici, ecc.) non può che portare ad un suo micidiale accumulo nell’ organismo umano. Ricordo che l’ additivo E 173 è il numero identificativo per l’ alluminio.
Di fronte al problema alluminio-salute, come in tanti altri casi, la risposta di governi e istituzioni sarà quella classica a cui siamo ormai abituati, anni di indugio mentre le varie commissioni di ricerca continueranno nel balletto di dati per anni e questo in contraddizione con i rapidi mutamenti delle conoscenze scientifiche. Concludo con una frase che non può non far riflettere: la verità ha sempre buone probabilità di imporsi, anche se a volte occorrono decenni.
Dr. Silvio Colussi MD-TM
L’ alluminio dovrebbe cominciare a preoccuparci perchè l’ utilizzo quotidiano senza alcun criterio di utensili (pentole e contenitori tipo vaschetta, lattine per bibite acide, moka per la preparazione del caffè, rotoli di alluminio per cucina, acqua potabile, farmaci, vaccini, deodoranti, cosmetici, ecc.) non può che portare ad un suo micidiale accumulo nell’ organismo umano. Ricordo che l’ additivo E 173 è il numero identificativo per l’ alluminio.
Di fronte al problema alluminio-salute, come in tanti altri casi, la risposta di governi e istituzioni sarà quella classica a cui siamo ormai abituati, anni di indugio mentre le varie commissioni di ricerca continueranno nel balletto di dati per anni e questo in contraddizione con i rapidi mutamenti delle conoscenze scientifiche. Concludo con una frase che non può non far riflettere: la verità ha sempre buone probabilità di imporsi, anche se a volte occorrono decenni.
Dr. Silvio Colussi MD-TM